Don Gallo: un uomo, un cappello e un sigaro

di Barbara Cadoni

La morte pacifica qualunque cosa. Anche del peggior criminale passato a miglior vita, si riuscirà a trovare un appiglio positivo, una buona azione, un aspetto del carattere, una battaglia abbracciata e condivisa per il bene di tutti, una traccia di bontà capace di redimerlo, di farlo sembrare meno cattivo. Solo Andreotti non ci è riuscito, ma in questo caso andrebbero scomodati settant’anni di storia nazionale e non abbiamo lo spazio ne il tempo per una disamina di questo genere.
Il nostro caso è un po’ diverso, si trova all’opposto della legge generale. Nel discredito, nel basso livello e nelle schifezze in cui si trovano invischiate troppo spesso le gerarchie ecclesiastiche, intese nel loro senso più ampio e nonostante i milioni di fedeli sparsi per i cinque continenti, ci sono persone che hanno fatto del loro ministero qualcosa di differente, che va oltre le regole imposte dall’alto, che va oltre la politica e le ideologie. Ho smesso di credere molti anni fa. Ho smesso di credere ad entità infinitamente buone che riescono ad intercedere per me e a mettermi in salvo da sofferenze, malattia, solitudine. Per mia fortuna, considerato il pessimismo che mi contraddistingue, pur non riuscendo ad avere fiducia nel genere umano, qualche figura isolata riesce ancora a godere della mia simpatia, una di queste era lui, Don Gallo,…ma sono anche consapevole che si tratti di una cosa del tutto trascurabile. Molte “etichette” sono state usate per definirlo: “il prete rivoluzionario”, “l’amico degli ultimi”, “il partigiano”; tutte giuste ma nessuna che riesca a raccontarlo sino in fondo. Don Gallo era semplicemente un uomo, probabilmente diventato prete per vocazione, in un periodo storico nel quale la scelta del sacerdozio era spesso un ammortizzatore sociale, ne più ne meno come lo sono l’esercito, l’arma dei carabinieri o la polizia nei nostri tempi. Essere gendarme di Dio si sa, comporta l’allinearsi con le direttive che provengono dai piani alti, direttive che spesso non corrispondono alle parole di colui che dovrebbe stare più in alto di tutti,  ma il più delle volte vengono strumentalizzate da coloro che si presentano come i suoi più titolati portavoce. L’eccezionalità di Don Gallo credo si sia trovata proprio in questo: seguire quelle linee guida di umanità, fratellanza, amore e rispetto verso il prossimo, quelle regole di buon senso che stanno poi anche alla base dei sacri testi, storielle e sovrastruttura a parte. Si dice “vivere da buon cristiano” ed equivale a vivere da brava persona. Non ha avuto paura Don Gallo. Non ha avuto paura di trovarsi in disaccordo, di esprimere il suo pensiero soprattutto quando è stato in netto contrasto, e lo è stato su molti argomenti, con i dettami della Chiesa cattolica che restava pur sempre la sua casa madre. Non ha mai messo in discussione la necessità della sua esistenza ma l’ha invitata piuttosto a mettersi in discussione, a fare i conti con i suoi limiti, con la società e con i suoi cambiamenti. E’ stato ascoltato poco, spesso invitato e rientrare nei ranghi, etichettato nei modi più fantasiosi sia da destra che da sinistra per le sue prese di posizione. Lascia questa terra ma ci lascia tanti buoni esempi e spunti di riflessione su quali siano le potenzialità di ognuno di noi per contribuire a partire dal basso, dal piccolo, a migliorare la realtà che ci circonda, difendendo le nostre idee condividendole e facendone sempre e comunque oggetto di discussione.

 

 

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Autore: OndeCorte

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